Giro di Monte Pelato – Simbruini

Tanto per riprendere gli sci dopo un anno di fermo, ho deciso di aprire la stagione con un itinerario facile e vicino, il giro di monte Pelato (Simbruini), 10 Km con partenza ed arrivo a Campaegli, 250 m di dislivello.

Le nevicate degli ultimi due giorni hanno trasformato il paesaggio, la neve è così abbondante che colma il fondovalle, riempiendo doline e gradini.

Inoltre ho scoperto che scaricando su Google Earth la traccia GPS, è possibile ricostruire non solo il percorso, ma anche la dinamica temporale di percorrenza.

Nel senso che il GPS non registra solo il punto di passaggio ma anche a che ora ci passi.
Google Earth ti ricostruisce poi (velocizzato) il percorso con i momenti di sosta, le accelerazioni nelle discese ed i rallentamenti nelle salite.
Esattamente come se ti riguardassi dall'alto in una moviola accelerata.

Giro del Vorracchio

Domenica abbiamo effettuato un anello di sci da fondo escursionistico, di 22Km e 650metri di dislivello.

Partiti da Camerata Nuova, abbiamo risalito a piedi la sterrata che sale verso Camposecco, all’altezza del ponticello poco prima del sentiero per Camerata Vecchia, abbiamo messo gli sci, prendendo la sterrata per la Cesa Cotta, abbiamo quindi risalito il fosso del Vorracchio prima, ed il Vallone della Lepre poi, per sbucare ai Tre Confini, e prendere l’agognata discesa per le Coste del Vallone e Camposecco, per raggiungere infine nuovamente Camerata Nuova.

La mappa dell’itinerario:


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Giro di Monte Pelato

Ieri sono partito da Campaegli con gli sci da fondo con l’idea di fare il classico anello, risalendo il Vallone della Lepre per sbucare ai tre Confini, per continuare poi verso Campobuffone, abbandonando il percorso poco prima di sbucare sulla piana, in favore della mulattiera che ridiscende a Campaegli.

Iniziando a salire il vallone della Lepre, mi è venuta invece l’idea di abbandonare il vallone per seguire un sentiero sulla sinistra bollato di recente bianco e rosso. A mio avviso, un ragazzo che vedemmo sbucare a metà delle coste del Vallone, qualche settimana fa, proveniva proprio da questo sentiero.

Ed infatti era proprio così. La variante è risultata molto più semplice da percorrere; il vallone della Lepre, nel suo tratto finale, è una bella impettata, qui invece la pendenza in salita si mantiene sempre lieve.

Una piacevole sorpresa è stato poi il canalone in discesa che confluisce con le Coste del Vallone; proprio perchè l’ho aperto a vista, scenderlo con gli sci è stato particolarmente emozionante (peccato che non sia riuscito a documentare la discesa completa con la videocamera, perché è rimasta involontariamente spenta).

Tre ore piacevolmente passate, nonostante abbia avuto qualche tentennamento a partire da casa, perchè non amo la solitudine, ma una volta in gioco, i dubbi si sono sciolti.

Traversata con gli sci da fondo da Camporotondo a Campo Staffi, e ritorno

Esattamente un anno fa ho aperto questo blog con la relazione di un’uscita sugli sci da fondo sui Simbruini.
Ad un anno di distanza, festeggio il primo anno, riproponendo lo stesso itinerario di allora.

L’ambiente questa volta è straordinario, ha nevicato tutta la notte, e lo spettacolo che ci si presenta davanti agli occhi è fuori del comune.

La neve, tanta, arriva a lambire i rami degli alberi; ed i faggi sono così carichi di neve, che i rami si piegano a toccare il suolo. Si ha quasi difficoltà ad aprirsi il passaggio, ma la gratificazione è tale che il piccolo impegno aggiuntivo che si ha nel procedere, è presto ripagato.
L’unico inconveniente è che la neve scrollata dai rami, cadendomi addosso, fin dentro la giacca, alla lunga mi bagna; ma il segreto è non fermarsi mai per non far raffreddare il bagnato.

L’esperimento della macchinetta fotografica portata addosso prosegue, con una miglioria, ecco il risultato.

Questo è l’itinerario che abbiamo seguito.


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Per quasi tutto l’itinerario abbiamo dovuto battere traccia, solo nei pressi di Campo Staffi abbiamo trovato le orme di un ciaspolaro solitario.

Sci da Fondo a Campo dell’Osso

Il 31 Dicembre, mentre con Luigi aprivo la stagione di sci da fondo, mi era venuta in mente la seguente cosa: riuscire a riprendere in soggettiva una discesa con gli sci, per trasmettere le emozioni che si provano.

Rientrato a casa rimedio un vecchio marsupio, a cui pratico un foro per l’obiettivo della macchinetta. Il sistema va ancora perfezionato, perché con il movimento l’obiettivo tende a puntare verso il basso, ma ecco il primo esperimento sul campo, realizzato oggi.

Si può vedere anche direttamente su Vimeo, in formato HD.

Documenta la discesa per le Coste del Vallone, cioè il vallone che dai Tre Confini scende a Campo Secco.

Per chi conosce il Vallone, è impressionante notare la differenza tra quando c’è poca o niente neve, e le condizioni di questi giorni, l’incisione del torrente che lo percorre è completamente assente, la neve ha pareggiato ogni asperità ma soprattutto ha cancellato l’alveo del torrente.

Oggi abbiamo effettuato una variante all’anello classico: Campo dell’Osso – Valle Maiura – Coste del Vallone – Campo Secco – Valle di Monte Autore – Campominio – Campo dell’Osso.

Abbiamo abbandonato la Valle di Monte Autore all’inizio della parte più ripida e ci siamo diretti verso i Cannavacciari, seguendo i bolli rossi di un sentiero ritracciato di recente, per ritrovarci alla prima area picnic che si incontra scendendo la Valle Maiura.

Attorno a monte Ginepro 2

Sabato siamo Luigi, Pippo ed il sottoscritto.


Dal valico di Lucoli , giunti agli stazzi di Corvaro abbiamo tre possibilità: salire verso la cima del Morrone, aggirarlo per il versante ovest, oppure rifare il giro attorno al monte Ginepro, che avevo fatto due settimane fa da solo.

La terza opzione è l’unica che ci permette di non ridiscendere per dove siamo saliti, che ha tratti giudicati troppo ripidi per le nostre capacità sciistiche; perciò optiamo per quest’ultimo itinerario.

Procediamo spediti e di buon ritmo, sia Luigi che il sottoscritto siamo oggi in ottima forma, tanto che Pippo negli ultimi chilometri cederà alla fatica, e ci si accoderà diligentemente: superare in resistenza un cane non è da tutti!

L’unica difficoltà sarà la traversata del versante dell’Uccettù, la neve si rivelerà più ghiacciata del previsto, ed io con gli sci laminati aprirò il passaggio a Luigi, che ha gli sci senza lamine (non avrei voluto essere al suo posto), e che sfrutterà le mie tracce per tagliare il pendio, piccola strizzatina ma tutto procede per il verso giusto.

Riporto qui la foto del tratto in questione, che però non è stata scattata oggi:


Arrivati al rifugio Campitelli ci inventiamo involontariamente un nuovo percorso che ci porterà ugualmente a Prato Capito.

Verso i Piani del Sirente

Il maltempo che sta investendo l’Italia centrale non ci smuove dal fare una visita ai piani del Sirente, Luigi ed il sottoscritto (insieme all’ormai immancabile Pippo), arrivati a Rovere, calziamo gli sci direttamente in paese.


La neve non smette un attimo di cadere, sospinta da un forte vento che infastidisce la nostra percorrenza


Il paesaggio diventa natalizio, con gli alberi carichi

A pensare che mancano pochi giorni alla Primavera

Purtroppo per l’eccessiva umidità mi si bagna la macchinetta fotografica, l’ultima foto che riesco a scattare

La neve bagnata continua ad appiccicarsi addosso, dopo qualche ora rientriamo gocciolanti come pulcini.

Attorno a monte Ginepro, in solitaria

Non sono un amante dei grandi numeri e dei gruppi di persone, ho una ben precisa filosofia dello stare assieme in montagna (che avrò modo di esplicare in qualche altro post), che mi porta a selezionare le persone sulla base della fiducia e del sapere di poterci contare in caso di necessità.


Ma d’altra parte non sono neanche un amante delle solitarie. Nell’attività sportiva preferisco senz’altro lo stare in compagnia, per condividere con gli altri le proprie esperienze. Se viene meno la compagnia però, non mi tiro indietro all’alternativa che mi si pone di uscire ugualmente, ma da solo. D’altra parte le solitarie hanno un grande vantaggio, il passo ed il ritmo li decidi te: spesso da solo riesco a coprire maggiori distanze con minore fatica.


Questo è il caso; il giro del monte Ginepro. Scoprirò, una volta fattolo, essere il più impegnativo tra le escursioni con gli sci da fondo che abbia mai realizzato sul Velino, per l’austerità dell’ambiente, la delicatezza di alcuni passaggi, il senso di orientamento, la lunghezza e la continuità dell’impegno fisico. Nonostante ciò sono rientrato in condizioni fisiche migliori di altri giri più brevi e più facili.


Questa volta, poiché non l’ho mai percorso prima, e per non sbagliarmi, come la domenica passata, sul Mercaturo, ho scaricato la carta IGM sul palmare. Partendo mi accorgo però che la georeferenziazione è errata, nella proiezione sulla carta sono notevolmente spostato rispetto alla posizione reale, devo aver confuso l’ellissoide di riferimento o qualche altra diavoleria. Il programma è obsoleto e non mi permette di reimpostare la carta mediante punti noti. Va bene ugualmente, mi accontento della quota che il GPS oggi mi dà con una precisione quasi al metro.


Devo dire che oggi mi è favorevole un altro elemento essenziale, la neve, per quanto scarsa a bassa quota (Mercoledì ero passato in zona e ce n’era molta di più, se continua questo caldo, per Pasqua non ce ne sarà granchè), tanto che spesso devo togliere e mettere gli sci nei punti più esposti al sole.
Oltre i 1600m invece la copertura è continua, la neve è bella trasformata rispetto alla domenica precedente, portante. Mi permette di tagliare in sicurezza i pendii del Morrone e poi dell’Uccettù, che con altre condizioni, sarebbe stato ben più problematico.

Attorno al Mercaturo 2

Partiamo Domenica Luigi, Alessandro ed io con l’intenzione di fare il giro della Duchessa, risalendo per la Valle dell’Asino e scendendo per la Valle del Quartarone; mentre Lisa oggi rimane a casa.

Arrivati al valico di Lucoli, Alessandro opta per un giro a piedi per Campo Felice, rimaniamo perciò in due a mettere gli sci.


La neve fresca è morbida ed umida, si fa fatica ad aprirsi la strada, lungo il percorso si aggiunge a noi Piero, esperto fondista. Risaliamo la valle dell’Asino e sbuchiamo sul Mercaturo.


La neve abbondante ha trasformato il paesaggio.


Sul Mercaturo sbaglio il passaggio chiave, invece di prendere a destra dell’Uccettù e svalicare sopra il Lago della Duchessa, vado a sinistra e ci troviamo sopra la valle del Quartarone, in corrispondenza del rifugio Campitelli.

Ci fermiamo al rifugio il tempo di un panino e ripartiamo optando per risalire il Quartarone e svalicare in corrispondenza del valico della Torricella, traversare fino al valico del Morretano e ridiscendere per la valle del Morretano. Al rifugio si aggiungeranno alla nostra comitiva altri due sciatori.

La salita del Quartarone è tosta, aprire il percorso fino al Mercaturo mi è costata energia che ripago ora, le ultime centinaia di metri fino al valico mi sembrano interminabili.

Finalmente arriviamo, da qui in avanti sarà tutta discesa.

foto di Pierangelo Sozzi

Ci godiamo il panorama, e poi prendiamo a traversare verso il Morretano.


Ci dobbiamo sbrigare, l’imprevisto cambio di programma ha allungato la nostra tabella di marcia, Alessandro ci aspetta a valle.

Attorno al Mercaturo 1

Stavo risistemando le foto di Domenica quando sotto gli occhi mi è caduta la seguente immagine.

Non so per quale motivo una foto possa risaltare rispetto alle altre, soprattutto se ce ne sono altre più belle, nel senso di presentare un paesaggio più articolato, con maggiore profondità, una tavolozza di colori più varia,…

Eppure questa mi ha fatto balenare qualcosa in testa, vediamo un pò cosa: un uomo solo, attorno a lui il vuoto, un paesaggio vuoto e spoglio, bianco fin quasi all’orizzonte, ma non fino all’infinito, il bianco è contenuto dalla cerchia delle montagne; questo spazio è grande sì, ma finito e contenuto, circolare. L’uomo è solo ma al contempo protetto in uno spazio finito. Lo spazio non è vuoto perchè l’uomo è al centro della circonferenza delle montagne, e lo spazio è spazzato dai raggi che partono dall’uomo per giungere alla periferia della circonferenza, il vuoto è riempito da linee di forza che congiungono l’uomo alla periferia delle montagne.

L’immagine genera un contrasto tra l’immagine percepita dalla retina e quella elaborata: vuoto – energia, infinito – finito, solitudine – relazione con le cose.

Questo contrasto stuzzica la mente e rende l’immagine bella.