Nuova traversata speleo-torrentistica Is Angurtidorgius – Riu Tùvulu

Da mesi con Michele pianificavamo di realizzare una traversata speleo-torrentistica in Sardegna, una sorta di nuova Donini.

Eravamo stati (con Guido e Betty) proprio per questo una prima volta (nell'aprile del 2010) a fare un sopralluogo ad Is Angurtigorgius, l'inghiottitoio sopra l'altopiano di Quirra, proprio all'interno del poligono militare di Perdasdefogu, sfruttando le ultime ore rimaste prima della partenza del traghetto per il continente, ma la grotta ci aveva portato via più ore del previsto, ed avevamo dovuto rinunciare ad affacciarci dalla risorgenza, ma eravamo certi di aver trovato la strada giusta nel dedalo di biforcazioni, nonché avevamo superato il punto chiave, uno pseudo-sifone che sembrava ci sbarrasse la strada.


Già durante questa ricognizione ci eravamo resi conto di essere entrati in un mondo fantastico; oltre a delle concrezioni dalle forme e colori soprannaturali (la montagna cinese), avevamo registrato la presenza dell'euprotto sardo, del quale abbiamo poi segnalato l'avvistamento all'ente forestale (nell'ambito del loro progetto di conservazione della specie), essendo una specie endemica (vive solo in sardegna e corsica) a rischio di estinzione: ciò a testimonianza dell'integrità di questi luoghi e monito ad una sempre maggiore attenzione a chi intende ripercorrerli.


Il progetto era poi stato rimandato a causa di problemi di salute che hanno fermato Michele, fino all'inverno.

Il 13 Novembre 2010 sembra essere arrivato il giorno giusto, riuscito a vincere (non così difficilmente, devo ammettere) l'iniziale riluttanza di Michele, ancora convalescente e non in perfette condizioni fisiche, sbarchiamo in Sardegna, ed insieme a Guido e Betty, ci imbarchiamo in questa nuova avventura.

Fino al giorno prima ci sono state esercitazione nel poligono, ma dalle informazioni che sono riusciti a reperire gli amici sardi, oggi, che è sabato, sono sospese; perciò nessun blocco dovremmo trovare al check-point di entrata.

Così è. Ci dirigiamo verso l'inghiottitoio e vi entriamo. Ripercorriamo sicuri il percorso di aprile, ritrovando gli stessi segnaposti impressi nella memoria: bivio a sinistra, bivio a destra, tratto a nuoto, strettoia, galleria allagata e volta a cuspide.


Qualche strana creatura cattura la nostra attenzione, ma non essendo biologi non riusciamo a darle un nome


Raggiungiamo e superiamo il limite del precedente sopralluogo ed in breve raggiungiamo la risorgenza cascata Is Canneddas de Tùvulu, che esce in parete sul fianco dell'altopiano di Quirra e forma il rio omonimo. Di questa cascata (quanto del rio sottostante) non risulta documentata alcuna precedente discesa.

Mi ero prefigurato mentalmente il momento dell'apparizione della risorgiva, quando nel buio completo della grotta iniziavano a infiltrarsi bagliori verdastri e cangianti per il riverbero dell'acqua in movimento, e l'acqua passava da elemento liquido ad etereo diventando essa stessa luce.

Ma ero condizionato dall'uscita della Donini;  qui l'effetto teatrale della luce che attraversa la materia liquida e si sostituisce ad essa (come è nella cascata di Su Cunnu 'e s’Ebba) manca completamente; qui l'effetto piuttosto è quello di uscita dalle viscere della terra, di un cono di luce bianco che taglia il buio, poi il cono inizia a prendere le varie tonalità del verde, come la pupilla inizia ad abituarsi alla luce intensa, segno di un mondo vegetale che incombe da fuori (e che impegnerà la nostra discesa per le molte ore successive)


Infatti arrivati alla base delle Canneddas ci si staglia la foresta tropicale, un ammasso di rami aggrovigliati gli uni agli altri, appesantiti dal proprio peso e da quello altrui, come fossero mangrovie.

Indovinare la strada all'interno di questo labirinto è difficile, a volte dobbiamo tornare sui nostri passi e tentare un altro passaggio.


Alla fine risulta sempre 'relativamente' più comoda la via dell'acqua. Il posto è decisamente selvaggio, e la presenza umana è decisamente molto limitata.

In concomitanza con il calare del buio, riusciamo infine a venirne a capo.

Quattro giorni in Sardegna

Rientrato da quattro giorni di wilderness in Sardegna, più che il bottino di nuove forre messo a segno (nel numero di tre, ma potevano benissimo diventare quattro, se non ci si fosse messo in mezzo un piccolo contrattempo), pesano le sensazioni di una terra che ti colpisce per la sua unicità.

Oltre ad essere un grandioso monumento geologico, il supramonte di Oliena e quello di Baunei, ti colpiscono per il loro isolamento.


Gli antichi tracciati dei boscaioli, aperti nei primi del novecento, testimonianza di un’attività umana, e di un’economia che per poco tempo ha girato (come testimoniano le rovine di una dispensa per boscaioli, sperduta in mezzo ai monti), sono oramai tracciati quasi chiusi e semi-nascosti, battuti oramai solo da pochi escursionisti, mossi dall’intenzione di riscoprire quella testimonianza del passato (escursionisti a dire il vero così rari da trovare che, per la cronaca, in quattro giorni non ce ne siamo imbattuti neanche in uno).

Gli accessi alle forre sono difficili e lunghi, le navette a volte impossibili, richiedono lunghe ore per uscire dai rovi e dalla macchia mediterranea.

La difficoltà negli accessi è la spiegazione del perchè sia ancora oggi possibile scoprire tali tesori. Un motivo in più per ringraziare questa terra che si fa disvelare ai nostri occhi; nonostante noi siamo stranieri (non completamente, dal momento che un componente del gruppo era sardo) e profani (seppur non eretici).

Questa terra, seppur aspra, evidentemente ci ha accettato benevolmente.

Bacu de Salumina

Michele ha messo online la scheda di Bacu de Salumina:

http://www.micheleangileri.com/cgi-bin/schedap.cgi?salumina

Vi invito ad acquistare la descrizione dettagliata, a fronte di informazioni per percorrere la forra, darete un minimo di contributo per i materiali impiegati per armare la stessa e dei quali voi stessi potrete in futuro usufruire.



Riu Flumini Uri

Come anticipatovi nel post di Martedì, passo a presentarvi la seconda apertura che Michele ed il sottoscritto abbiamo realizzato nella nostra trasferta sarda: Riu Flumini Uri.


Riu Flumini Uri è uno stupendo e placido canyon che si apre il passo alle spalle di San Vito di Villaputzu in un paesaggio selvaggio e completamente disabitato.


Il suo percorso è una continua serpentina, ogni curva cela una sorpresa di laghi e cascate.


Lo abbiamo sceso Lunedì 2 Giugno, dopo esserci attendati in zona per la notte.


Il termine ‘Uri’ può derivare dal verbo latino uro che significa bruciare, tormentare e martoriare, o derivare dal sostrato antico (afro iberico) ur, nel significato di acqua. La placidità del luogo ci fa propendere per la seconda ipotesi.






Il distretto minerario di Baccu Locci

Poichè le distanze fisiche e le altre attività (quali la famiglia, il lavoro), costringono spesso a spostamenti mordi e fuggi, cerchiamo di compendiare questa carenza con una attività di studio preliminare a tavolino ed una successiva integrazione delle conoscenze acquisite sul campo.

Ritengo difatti che la conoscenza del territorio nella quale si effettua l’attività esplorativa, oltre ad essere importante per il successo dell’attività stessa, lo sia come completamento della propria persona ed estensione delle proprie conoscenze.

Fin dalla giovane età ho avuto la fortuna di spostarmi e frequentare nuovi luoghi, poi, con il crescere, il mio interesse si è spostato dai luoghi umani e dai tessuti urbanistici ai luoghi naturali, ma la matrice comune, cioè l’interesse per nuove geografie, è rimasta sempre la stessa.

Ritengo anzi che molti problemi, dal razzismo alla xenofobia, se rimaniamo nel campo umano, dall'(anti)ecologismo ad un’economia delle risorse illimitate, se passiamo nel campo del naturale. Sono in realtà problemi nati perché la gente si sposta poco geograficamente e rimane culturalmente abbarbicata al proprio piccolo e provinciale vissuto quotidiano.

Perché basterebbe che la gente si muovesse un poco di più per accorgersi di quanto è bella la varietà umana e naturale, e di come è un non senso rimanere ancorato al proprio piccolo mondo.

Per quanto mi riguarda, ogni volta che ho scoperto un nuovo territorio, io stesso mi sono sentito accresciuto di un qualcosa di più, come se il territorio fosse venuto a far parte di me, di un me accresciuto ed allargato.
La sensazione è di un perdersi, un diluirsi, ma al contempo di un accrescersi, arricchirsi.

Veniamo dunque all’argomento del post: il distretto minerario di Baccu Locci.


La zona è sovrastata ad Ovest dalla Area Militare, che la predomina dall’altipiano del Salto di Quirra, ad accesso limitato, e che la isola ancora di più.

Di questo luogo colpisce il contrasto tra la bellezza naturale e la selvaggeria da una parte, e lo sfruttamento scellerato del sottosuolo per estrarne piombo ed arsenico portato avanti fino al 1965, di cui ancora oggi ne paghiamo le conseguenze ( qui un’analisi geochimica delle acque, qui un’altra), dall’altro.

L’assurdità di tale sfruttamento è dato dal fatto che è stato realizzato a beneficio di una redditività economica pressochè nulla, ed al prezzo di un inquinamento ambientale e condizioni di vita e di lavoro dei minatori ai limiti della schiavitù (non esisteva ad esempio un sistema di condizionamento che impedisse loro di inalare le polveri tossiche, il percolato non veniva filtrato ma lasciato defluire a fiume), ed anche oggi è possibile vedere le baracche nelle quali vivevano.

Qui potete trovare una descrizione e la storia delle miniere.

Qui la mappa della zona con le forre (Baccu Locci e Baccu Dilone) che abbiamo aperto:


Visualizzazione ingrandita della mappa

Senza parole

Preciso come un orologio svizzero sono qui ad aggiornarvi sulle novità che vi ho anticipato due post fa.

Domenica e Lunedì Michele ed il sottoscritto abbiamo fatto una toccata e fuga in Sardegna, risultato: due nuove forre aperte; una terza forra, perlustrata ma scartata.

Come risultato non c’è che dire, mi costerà una settimana di recupero dalla stanchezza fisica, ma mentalmente sono fresco ed appagato come una rosa.

Ora posso dare un nome alla foto che avevo postato. Si tratta del ramo sorgentizio di Baccu Locci, sul quale più a valle affluisce Baccu Dilone (vedi post http://andreapucci.satellitar.it/?p=41 ).

Lo abbiamo sceso Domenica 1 Giugno, l’accesso è mediante un sentiero di capre che lambisce la zona militare del Salto di Quirra, e che attraversa degli affluenti minori, fino a portarti sul greto.

Il caratteristico strato di roccie che taglia tutta la parte alta della vallata, in alcuni punti le pareti sono tetti strapiombanti, in altri vi sono costruiti ovili.


Il colore della roccia è particolare, sono roccie metamorfiche ricche di metalli pesanti.
 

La giornata è stata relativamente torrida, ogni volta che abbiamo potuto, ci siamo rinfrescati nelle fresche pozze.

Scendendo abbiamo intercettato in corrispondenza di una pozza d’acqua una capra che aveva l’intenzione di abbeverarsi, infastidita dalla nostra presenza ha iniziato a soffiare ed a sputare all’aria, nonostante i nostri ammiccamenti e tentativi di farcela amica, si è allontanata impermalosita: giustamente questo è il suo regno.



Dulcis in fundo, ci siamo fatti a nuoto i 250 metri di lago artificiale, con il quale termina il tratto torrentistico del rio, lago realizzato con molta probabilità per lavare i metalli pesanti del distretto minerario, in mezzo al canneto ed alle alghe.
Mentre nuotavamo, con le alghe che ci si attorcigliavano agli arti, scherzavamo che da dietro alle canne, da un momento all’altro, sarebbe uscito il famoso ‘alligatore sardo’.


Attenzione a non bere l’acqua del torrente, dalla zona di percolamento delle miniere, in essa è contenuto: antimonio, arsenico, cadmio, cobalto, cromo, ferro, manganese, nichel, piombo, rame, tallio, uranio e zinco (vedi Geochimica delle acque naturali). Un bel coctail.


Presto inserirò le foto del secondo rio.

Sardegna – Giorno 4 – Codula Fuili

Domenica giornata di relax per temprare le fatiche dei giorni precedenti.

La mattina tentiamo l’avvicinamento ad un’altra bestiolina di forra; ma il fitto sottobosco, i rovi, nonché la mancanza di punti di riferimento a vista ci respingono. Stiamo con le ore contate perché abbiamo il traghetto che ci parte, decidiamo saggiamente di desistere. Ritorniamo indietro leccandoci i graffi, ce la terremo calda calda per la prossima occasione, che inevitabilmente arriverà.


Se potevamo ancora avere qualche dubbio, la selvaggeria dei luoghi, la lunghezza e la difficoltà degli avvicinamenti, sono motivo più che sufficiente per spiegare il perché il territorio celi ancora itinerari vergini.


Ripieghiamo per una rilassante escursione torrentistica alla Codula Fuili, con bagno terminale a mare.

Sardegna – giorno 3 – Baccu Dilone

Abbiamo aperto ieri quello che, secondo i miei gusti, è la più bella discesa che abbiamo effettuato negli ultimi tre giorni.


Baccu Dilone si getta dal Salto di Quirra con una successione continua di cascate e marmitte, in un ambiente inforrato dalle dimensioni ciclopiche.


La verticalità la fa da padrona, abbiamo percorso un tratto orizzontale praticamente solo all’uscita.
Abbiamo avvistato una coppia di mufloni, che ci guardavano più sorpresi che spaventati, abbarbicati su di un versante della forra.


Il ritmo che siamo riusciti a tenere in questi giorni (tre nuove aperture in tre giorni), ci sorprende noi per primi, il tempo meteorologico ed un pizzico di fortuna sono stati dalla nostra parte, ma abbiamo anche messo in campo una logistica ed un lavoro di squadra davvero ben organizzato.

Un complimento a Michele, la mia amicizia nei suoi confronti non mi rende meno obiettivo nel riconoscergli la grande esperienza e i grandi meriti, senza di lui tutto ciò non sarebbe stato possibile. Ed un grazie a Carlo (www.montecairotrekking.it), la sua tempra di guida escursionistica non è venuta mai meno, e soprattutto senza la sua adesione a questa avventura, e quindi senza l’apporto del suo prezioso fuoristrada, avrebbe costretto Michele ed il sottoscritto a degli avvicinamenti allucinanti.

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