Fosso del Diavolo

Sabato 20 Settembre, Michele ed io scendiamo un affluente del Salto, sui monti reatini, in un vallone boscoso che si apre in una proprietà privata.

Entrando nella proprietà incrociamo dei taglialegna.

Loro si trovano di fronte a due strani individui, che invece di passare i fine settimana come i loro simili in qualche centro commerciale o davanti alla tv a seguire il calcio e la formula uno, provano divertimento nello scendere valloni acquatici, e ci lasciano passare con in volto un’espressione mista tra lo stupore e la pena.

E mentre ci allontaniamo, veniamo apostrofati con un ‘ma che mestiere fate?!’, come se le forze e l’energie fisiche debbano essere impiegate per qualcosa di più produttivo che andarsene a zonzo per torrenti.

Fosso Pisciarello

Domenica, Michele ed il sottoscritto, siamo andati a ripetere un fosso aperto dal mitico Cicconi (colui che per intenderci ha aperto ad esempio la Valle dell’Inferno sul Gran Sasso) nel 2002 (http://it.groups.yahoo.com/group/torrentismo/message/1563 , Yahoo ID richiesta), il Fosso Pisciarello.


Il fosso confluisce nel Velino nella zona tra Sigillo ed Antrodoco, alla sua destra orografica, per intenderci un pò più a valle e sull’altro versante del Fosso di Portella.


Il fosso è discreto, armabile sempre su albero, fuorché per due calate, per le quali non ci siamo fidati del fix e della catena artigianale lasciati in loco dall’apritore, preferendo richiodare.


Il salto da 40mt sono in realtà tre salti concatenati.


Ambiente pregevole, escursione piacevole, ma niente di superlativo (anche se comprendo la tendenza alla sopravvalutazione da parte del suo esploratore).

Fosso di Portella- Prova di Corda 2

Michele, essendo sceso per primo, mi ha appena allegato le foto che ha scattato oggi dalla base del cascatone, a Luca ed il sottoscritto, mentre scendevamo.


Le mie stesse foto, senza il riferimento umano, non danno la stessa impressione di maestosità dell’ambiente,


Luca ha avuto il battesimo delle nuove corde.


Dopo una prima incertezza nella partenza dell’armo … si è fatto coraggio ed ha preso il via


Il test del nodo di giunzione, come immaginavamo, è perfettamente riuscito.

In tre persone, abbiamo voluto scialare con il materiale, oltre l’attrezzatura d’armo, portavamo ben 280 metri di corda.

Fosso di San Michele

Lo spirito dell’esploratore viene fuori nella difficoltà: se tutti i fossi che uno trovasse ed aprisse fossero posti meravigliosi, gli esploratori si conterebbero a decine. Se invece la maggior parte delle volte e del tempo si tratta di ravanare in posti infidi, in spinai interminabili, si compie una sorta di selezione naturale: solo gli individui più motivati trovano la ispirazione per continuare; i più testardi, a dispetto delle esperienze contrarie, ripetono nuovamente i medesimi errori, trovando nuovi posti infidi e spinai da attraversare. Una mente sana, di fronte ad una ripetuta conferma delle esperienze negative, si fermerebbe. Un matto od un esploratore no, perché la sua mente contorta è mossa da una molla tutta interiore, che lo spinge, nonostante tutto, ad una coazione a ripetere. Poi, ogni tanto, tra centinaia di roveti, appare la Forra, l’Orrido mille notti sognato: ma neanche questa sarà la sua volta, il Fosso di San Michele può essere annoverato tra gli spinai da dimenticare.


L’attacco del fosso non è poi male, affacciato sulla valle del Turano, l’eremo di San Michele assiste alla nostra entrata nel greto.

Ancora ignari di quello che ci attende (ancora adesso, che digito sulla tastiera del portatile, mi tolgo qualche spina dai polpastrelli), scendiamo fiduciosi.

I 500 metri di dislivello e qualche fascia di roccie da superare ci significano che qualcosa di interessante dovremmo trovare.


Il torrente, nella sua discesa, intercetta svariate sorgenti, e l’acqua inizia a scorrere sempre più copiosa, ma mai fastidiosa.


Il sottobosco inizia ad infittirsi…


L’ultima cascatella, da qui in avanti sarà uno spinaio continuo per qualche centinaio di metri di dislivello e qualche ora di smadonnamenti.

Balzo 45

Un paio di settimane fa, scendendo il Dannote, a balzi di Grotti, Michele mi aveva fatto notare una fascia di pareti nella parte alta del Balzo 45, il colatoio che scendeva di fronte a noi, leggermente spostato sulla sinistra, nella parte opposta della Valle del Salto.

La cosa ci aveva incuriosito, e ieri, vista la giornata primaverile, abbiamo pensato valesse la pena farci un salto, prendendo il fosso dall’alto.

 
Avvicinamento facile per una mulattiera e poi sentiero di servizio dei boscaioli, ed in breve siamo nel greto. Il greto è sempre aperto, ed il fondo è viscido come un sapone, per cui, dove possibile, preferiamo scendere tenendoci ai suoi margini nella boscaglia.

Arrivati sopra la fascia di roccie, scendiamo un primo salto armando su albero, il secondo in successione non ha ancoraggi naturali, per cui Michele sfodera l’arma segreta, il trapano a batteria.

Scendi, scendi arriviamo al balzo finale

Ho l’onore di scendere per primo, per poter scattare poi qualche foto da basso.

Michele, felice come non mai.

Arrivati in basso, abbiamo occasione di familiarizzare con i cani del fattore (chissà se ho ancora l’odore di Pippo).

Fosso Dannote

Sceso ieri il Dannote, in compagnia di Luca e Michele, nella zona dei Balzi di Grotti, significativo il 60 finale (70mt di corda) che supera l’ultima fascia di roccie e che ti fa planare, strapiombante, nella valle del Salto.

(sgrottamenti nel vicino fosso Pozzeria)

Forra breve, abbiamo avuto il tempo di fare una passeggiata lungo il sentiero panoramico, che tenendosi sopra le fascie di roccie, ti porta fino a Grotti sfasciate, un insediamento del XIV secolo, edificato sfruttando degli sgrottamenti nei balzi, alto ed inaccessibile sulla vallata.