Canale San Nocaio

Oramai è il secondo anno che scendo in Calabria, nel paese natìo di Michele, trovando ospitalità presso la sua eccezionale famiglia, eccezionale, perché oltre ad essere una famiglia affiatata, è costituita da persone particolari per doti personali e storie di vita, ognuna delle quali meriterebbe di essere narrata in un post specifico: una prova in più che buon sangue non mente.

Come arrivo la sera, la mattina del giorno dopo (sveglia alle 4:30), il 12 Agosto, ci spariamo subito una prima esplorazione: la parte alta del Canale San Nocaio, affluente del fiume Lao (vedi post http://andreapucci.satellitar.it/?p=11).

Il torrente si apre il corso in un grandioso ambiente di calanchi.

La temperatura è quasi primaverile, molto al di sotto della media stagionale, peccato che rimarrà così solo per un giorno.

La roccia in cui si apre il torrente è diversissima dagli strati orizzontali e compatti del vicinissimo Canale Castiglione, nonostante quest’ultimo confluisca poco più a valle del nostro.

Passaggio in una frana ciclopica.




Superato il tratto di inforramento, il torrente prosegue orizzontalmente, ma il greto viene invaso dalla vegetazione, intercettiamo una traccia di sentiero che ci porta fuori.

Canale Mancosa

L’ 11 Ago 2007, Michele ed io andiamo a scendere il canale Mancosa, nel Pollino.
Il canale si getta nel tratto alto delle Gole del Raganello, chiamato Gola di Barile.


Erano quindici anni che non tornavo in quella zona, allorquando scesi il vicino Grimavolo, che nonostante inizi a poche centinaia di metri dal Mancosa, si getta qualche chilometro più a valle, dove il Barile si chiama già Raganello.


La gola è completamente asciutta, l’ambiente straordinario, di fronte a noi si aprono le imponenti pareti del Barile; la giornata è radiosa, c’è un forte contrasto tra l’ombra della vegetazione e le roccie irradiate che riverberano la luce. Dopo pochi salti arriviamo al saltone finale, l’80mt che ci porterà dritti dritti sul fondo del Barile.

E lì troviamo una bella sorpresina: mentre scendiamo il saltone ci accorgiamo di un immenso distacco della placca, che interessa un fronte di 100mt di larghezza x 50mt in altezza x 4mt di profondità, che all’epoca della prima discesa esplorativa (nel 1991) non esisteva.


Questo genera un pericolo gradino di 4mt, durante la discesa, molto brutto da superare e distruttivo per le corde.

Arriviamo sul greto del Barile con malcelata soddisfazione per aver superato l’inaspettato inconveniente.

Gafaro a Nebbia

Lo scorso 14 Agosto 2007, Michele Angileri ed il sottoscritto abbiamo aperto un nuovo itinerario sui monti dell’Orsomarso (propaggine sud del Pollino), precisamente alle spalle di Belvedere Marittimo.


Gli abitanti del luogo chiamano il fosso ‘Gafaro a Neve’, ma qui a quota 1000mt, affacciati sul Tirreno, la neve è un evento eccezionale. Lo è molto meno, invece, la nebbia, qui dove il mar Tirreno incontra improvvisamente il bastione di Monte la Caccia, che funge da ostacolo naturale alle nuvole.


Il torrente è costituito da una successione continua ed ininterrotta di salti da scendere con la corda (oltre la quarantina, altezza massima di 35mt), con pochissimi tratti di percorrenza in orizzontale.


Il vallone ha la curiosa caratteristica di attirare le nuvole provenienti dal sottostante Tirreno, per cui durante le calate si ha l’impressione di scendere nelle nuvole, e quella meno piacevole di non vedere dove si atterra.


In condizioni estive il torrente è privo di scorrimento, ma al termine dell’itinerario di interesse torrentistico intercetta una copiosa sorgente perenne.


Riteniamo che l’itinerario abbia tutti i numeri per diventare uno dei classici del torrentismo in Calabria.

gafaro

Quota di accesso a 1030 mt, uscita a 590 mt