Discesa a nuoto del Lao

Tanto per chiudere in bellezza la settimana di ferragosto 2007 in Calabria, Michele mi propone un bagnetto nel fiume Lao, tanto per sgranchire le gambe con una piacevole e rilassante nuotata….

La nuotata si rivelerà veramente piacevole, … ma riguardo al fisicamente rilassante …. fu un impegno di tutto il corpo!!!

Michele si era dimenticato di precisare che il tratto di Lao che avremmo sceso è usualmente frequentato da kaiak e rafting, non è quindi propriamente un placido fiumiciattolo. E che zigzagava in un canyon per una lunghezza di 16Km.

Appena entrato in acqua imparai subito la cosa che non dovevo fare, che invece è la prima cosa che viene spontanea fare, cioè nuotare.

Non appena entrati in acqua, le pareti del torrente si alzarono subito a canyon, e la corrente prendeva subito velocità; alla prima curva, per non andare a sbattere contro la parete esterna alla curva (cioè esattamente dove rullava la corrente), iniziai a nuotare in posizione di stile libero, per correggere la direzione, sì in direzione a valle, ma tagliando diagonalmente la corrente…. non lo avessi mai fatto…imbarcai acqua sopra la testa e mi ritrovai sotto… il tempo sufficiente per farmi una bella bevuta (ed appena a monte scarica il depuratore del paese, che schifo!!!) … come lezione iniziale non fu niente male … ma fu sufficiente per darmi la nozioni numero uno: non nuotare ma assecondare la corrente.

Il problema numero due, secondo non in ordine di importanza, ma perchè si presentò temporalmente subito dopo il primo, era il seguente: a differenza del kayakisti e dei raftisti non avevamo protezioni contro i massi semi-sommersi.
La posizione del corpo a stile libero, esponeva le gambe, soprattutto le ginocchia, al fondo non esattamente piatto del fiume; massi, tronchi incastrati, trovavano nel nostro corpo un’ostacolo ideale, e non aspettavano altro per accanirsi.
Non ultimo, i tronchi sommersi e gli spazi tra i massi, creavano delle trappole dove potevano incastrarsi i piedi.
Un oggetto che scende alla velocità della corrente, per il principio di Archimede, rimane a galla, ma non appena viene rallentato per qualche motivo (un ostacolo od una trappola), il principio di Archimede se ne va a farsi fottere: si crea una differenza di velocità tra la superficie del corpo a contatto dell’acqua e l’acqua; ciò, per il principio di Torricelli, crea una pressione dalla superficie del corpo in direzione dell’acqua, che è più veloce, ed il corpo è risucchiato sott’acqua (è lo stesso principio per cui le vele con vento di bolina sono spinte in avanti).

La posizione migliore è perciò far assumere al corpo la forma più vicina al kayak, cioè distesi supini nell’acqua a gambe unite, ma con la testa verso monte ed i piedi verso valle: più si riesce a rimanere distesi nell’acqua più si scivola sopra gli ostacoli semi-sommersi, più si va alla velocità della corrente più si rimane a galla.

Per assecondare la corrente e correggere la direzione, oltre a pagaiare con le braccia si fa quello che i kayakisti chiamano ‘dare pancia alla corrente’, ovvero offrire la parte inferiore del mezzo alla corrente. Nel caso del nostro corpo, significa porgere schiena e culo alla corrente.
Qualora tagliamo obliquamente la corrente o entriamo in contro-corrente, cioè in tutti quei casi in cui la corrente non scorre parallelamente al nostro corpo, ruotiamo il busto in maniera tale da offrire il fondoschiena alla corrente.

Come avrete capito la cosa non era esattamente banale. Controllare i movimenti e la direzione del corpo, anticipare a vista dove andava a curvare il Lao o dove c’erano passaggi obbligati – il che comportava di alzare la testa dall’acqua per guardare in avanti, il che a sua volta comportava di rompere gli equilibri di cui sopra, il che comportava che il culo se ne andava sott’acqua, il che comportava che il culo si esponeva a botte di massi e tronchi sommersi – tutto ciò non era esattamente una placida nuotata rilassante!!!

Ma non è finita qui. Quanto sopra descritto vale per la discesa in acqua rapida, in presenza di rapide il discorso cambia. In tal caso, le variazioni di direzioni sono talmente repentine che non ti puoi permettere di allungare il corpo nell’acqua per tutta la sua lunghezza, altrimenti ad esempio dove il tronco piega a destra per aggirare un ostacolo, le gambe contemporaneamente dovrebbero piegare a sinistra per evitare un masso, come una biscia. In tal caso perciò devi alzare il tronco fuori dell’acqua e lasciare immerse le sole gambe. Oltre a ciò devi avere due accortezze: 1. le gambe non devono essere tese e rigide, perché devono poter assorbire elasticamente eventuali colpi ricevuti dalla pianta dei piedi, qualora si impuntassero su qualcosa (facendo attenzione a non incastrarli); 2. con le sole gambe nell’acqua, il corpo non è più appena sotto il pelo dell’acqua ma affonda un pò di più, quindi il culo è più esposto ai massi, in tal caso devi anticipare l’ostacolo con un colpo di reni; se prendi bene le misure, atterrerai sopra il sasso e lo lascerai scivolare dietro di te.

Dopo un pò di esperienza inizierai a riconoscere i massi semi-sommersi da una lieve contro-corrente (perlopiù una increspatura) a valle degli stessi..

(continua)