Vallone dell’Inferno


Scrivevamo, insieme a Michele, la sera del 10 Agosto del 2005, dalla camera del nostro agriturismo lucano, in preda in parte alla stanchezza ed in parte ai fumi del vino:

"Un saluto da Andrea e Michele dal campo base dell’Aia Antica.
Piccola nota storica: lo sapevate che la ‘aia antica’ una volta si
chiamava ‘aia vecchia’?…


Oggi abbiamo fatto la conoscenza di un osso duro: il Vallone
dell’Inferno, tratto sorgentizio del fiume Bussento, sul monte
Cervati (SA).
E’ problematico già nell’avvicinamento (santo GPS).
Abbiamo iniziato la discesa a Varco la Peta dove il Bussento sorge
da una risorgente carsica, la risorgente garantisce uno scorrimento
costante al torrente, che non presenta segni di piene particolari.
Il percorso è inizialmente aperto, salvo una breve forra con salti e
pozze nuotabili, poi fanno la loro comparsa i padroni del torrente,
gli alberi crollati dalle pareti e spinti dal torrente nelle
posizioni più assurde, c’è ne una quantità incredibile tanto che la
progressione diventa una disarrampicata tra una successione
interminabile di dighe e marmitte invase dalle ramaglie.


Ogni tanto piccoli salti e scivoli sbarrano il cammino.
A metà percorso il torrente si inforra tra pareti via via più alte,
è il tratto più impressionante e remunerativo, anche se in generale
l’ambiente è incontaminato e selvaggio.
Le batterie del trapano di Michele hanno reso l’esplorazione ancora
più ‘stimolante’, abbandonandoci in piena forra.

(da notare, ossa di animale appoggiate sopra il masso incastrato)


A tre salti dalla fine c’è una possibile via di accesso intermedio
alla gola: da quel punto in poi abbiamo trovato due vecchi armi, un
chiodo a fessura ed una placchetta artigianale piallata dalle piene.
Abbiamo armato in tutto una dozzina di volte, ma quando possibile,
abbiamo concatenato più di un salto, utilizzando due corde da 50mt.
Il percorso è lungo 2.5 Km e presenta un dislivello di 300mt.
Verticale massima di 27mt
Domani è un altro giorno di esplorazione, vi racconteremo.
Saluti da
Andrea Pucci e Michele Angileri
dall’aia antica dove le galline sono vetere ed invece di fare cocodè
fanno cocodeus"