Eccole finalmente le due nuove sorelline, una (Iaccio Piano) tutta caruccia, tirata a nuovo. La seconda (Iaccio Porcelli) un pò più bruttarella, ma molto simpatica. Le accogliamo ugualmente entrambe in famiglia con grande affetto.

Stiamo parlando di due affluenti del fosso del Molinaro che scendono dalla forcella tra Pizzo di Sevo e Cima Lepri, l’una, e da Cima Lepri (lo stesso della Cascata delle Scalette), l’altra, versante laziale della Laga, e nonostante attraversino i medesimi strati geologici a poche centinaia di metri (divise dalla spalla del Cavallo di Voceto), hanno un aspetto differente; continuità di salti e grandi verticali l’una, discontinuità nei salti e verticali medie l’altra.

Ed a pensare che la seconda, ammiccandoci, ci aveva fatto sperare in una overdose adrenalinica, tanto che l’avevamo lasciata per seconda (Iaccio Porcelli, scesa il 14 Ottobre 2007; Iaccio Piano, il 16 Settembre 2007) proprio perché ci trovasse più riscaldati.

Ma, mentre la sorella maggiore è decisamente un gioiello di forra, la minore è meno dotata di quanto lasciasse intravedere, ed, all’appuntamento, nonostante ci fossimo presentati con le migliori intenzioni (140 metri di corde), e ci preparassimo psicologicamente all’eventualità di un recupero allongiati (rido solo al pensiero), ci ha lasciati con la bocca leggermente amara, soprattutto perché lì dove sembrava saltasse (cioè dove incontrava i medesimi strati della sorella), si produceva in gradoni disarrampicabili.

Stiamo pur sempre parlando di due bestioline da 600 metri di dislivello, l’una con salto max da 60, la seconda da 35-40; e, forse, siamo noi (Michele Angileri ed il sottoscritto) diventati un pò troppo pretenziosi e difficili.

Due foto prese da internet dello Iaccio Piano:



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