Come modificare la frontale Petzl Myo XP

La frontale della petzl monta un superled della LuminLed, il Luxeon III, da 80 Lumen.

Di seguito il procedimento per sostituirlo con il superled della Seoul, lo Z-Power P4, da 240 lumen, al momento il led con il più alto rendimento energetico (100 lm/W) prodotto sul mercato.

E trasformare la vostra Petzl in un faro per la notte.

Aprite le quattro viti torx 6 sul posteriore della lampada, allontanare il diodo che è affogato nella pasta termoconduttiva dalla piastra, estrarre con delicatezza il dissipatore d’alluminio (è incastrato su quattro perni di plastica), sul quale è appoggiato il led.

Dissaldare il led e saldare il nuovo, facendo accortezza a mantenere le corrette polarità (sono stampate sulla base del led).

Spalmare la pasta termoconduttiva (nella maniera più uniforme possibile) alla base del led e rimontare il dissipatore, mettere altra pasta tra il diodo ed il dissipatore e chiudere il tutto.

Avrete trasformato la vostra luce da così:

a così:

Purtroppo si potrebbe fare ancora di più, perché il pacco batterie, costituito da 3 stilo al Ni-Mh, eroga una corrente di appena 200mA, e quindi il led non lavora al massimo della potenza.

Devo trovare ancora il modo di aggiungere una quarta stilo, il che portebbe la corrente al più ragguardevole valore di 400mA.

La seconda parte del post continua qui (http://andreapucci.satellitar.it/?p=76)

La mia muta

Oltre venti anni fa, iniziai a frequentare l’ambiente di forra. A quell’epoca ricordo che era una attività da speleologi, come alternativa all’usuale uscita in grotta.

Poiché non ero ancora muta munito, chiesi ad uno speleologo della vecchia scuola, nonché eccelso speleosub, se poteva prestarmi la sua.

Mi si presentò con uno straccio di neoprene, che mi è rimasto così fissato nella memoria, e che ancora oggi lo ho evidente davanti agli occhi:
lui andava proprio con quella cosa (tanto che dovetti prontamente restituirgliela), non era un succedaneo che mi prestava per avarizia.

La cosa che mi impressionò fu il contrasto tra l’aurea di bravo sportivo che aveva e la povertà dell’attrezzatura che usava, il che mi insegnò che è la testa che conta di più, e l’attrezzatura viene solo dopo, anzi a volte è solo un feticcio col quale coprire le proprie ansie e paure.

A venti anni di distanza, non sono diventato un bravo sportivo, ma porto con me i segni di quel primo approccio: il più evidente è la mia muta.

Ancora oggi la uso, da 3.5mm, molto più che quella da 5mm (chi mi conosce sa bene quanto sia caloroso).

Ieri, complice la nuova macchina da cucire, mi ha proprio fatto pena, e per farle capire che le voglio ancora bene, e che la voglio indossare ancora a lungo, ho cercato di tapparle le profonde ferite che oramai la percorrono in molte sue parti (sarà per me come il lenzuolo di linus?).

In particolare, un largo buco all’altezza del culo, che costringe spesso Michele a trovare ardite escamotage fotografici perché non rimanga impresso sulla pellicola della sua fotocamera, è stato coperto con un vecchio calzare di neoprene, squartato in due, per adattarlo alla nuova funzionalità di toppa.

Non sono riuscito ancora a risolvere il problema dei buchi sulle ginocchia perchè il braccio della macchina da cucire non passa dalle cavigliere, è un problema tecnico irrisolto al pari del pilastro ovest del Makalu.