Fosso dei Caprini

Ieri con Michele intendevamo chiudere il discorso con il Fosso del Molinaro, sul versante laziale della Laga; dopo aver sceso Iaccio Piano e Iaccio Porcelli, ci mancava il terzo affluente del Molinaro, il Fosso dei Caprini.

Il Fosso dei Caprini ce lo siamo tenuti per ultimo poiché era il meno promettente (dal punto di vista torrentistico) dei tre, e difatti la realtà non ha purtroppo sopravanzato le nostre aspettative.

In ogni caso l’ambiente è notevole, la vegetazione si presenta già nel pieno dei colori autunnali, con tutte le varazioni cromatiche (dal giallo, al rosso, al viola).

Le cime attorno a noi, Pizzo di Sevo, Cima Lepri, il Gorzano, sono macchiate di neve, ed il terreno è ancora inumidito dalle pioggie della settimana scorsa, testimonianza che il tempo e le temperature sono state qui ben diverse da oggi. Oggi, infatti, nella discesa sudiamo nonostante il nostro vestiario sia leggero.

Il canalone nel quale scendiamo è un ricettacolo di valanghe, ne sono prova i residui di erba, tronchi e sassi trascinati dentro.

pietrone con fossili

Salto massimo 35 metri, scorrimento solo nell’ultimo tratto, confluenza con gli Iacci, poco a monte della briglia. A mio avviso non merita una ripetizione.

Fosso del Diavolo

Sabato 20 Settembre, Michele ed io scendiamo un affluente del Salto, sui monti reatini, in un vallone boscoso che si apre in una proprietà privata.

Entrando nella proprietà incrociamo dei taglialegna.

Loro si trovano di fronte a due strani individui, che invece di passare i fine settimana come i loro simili in qualche centro commerciale o davanti alla tv a seguire il calcio e la formula uno, provano divertimento nello scendere valloni acquatici, e ci lasciano passare con in volto un’espressione mista tra lo stupore e la pena.

E mentre ci allontaniamo, veniamo apostrofati con un ‘ma che mestiere fate?!’, come se le forze e l’energie fisiche debbano essere impiegate per qualcosa di più produttivo che andarsene a zonzo per torrenti.